Come si ricorda?

Come si fa a far sì che lo sconforto per la perdita di una persona cara non ci tolga il sorriso che ha caratterizzato i momenti passati insieme?

Come si ricorda? Come si onora la memoria di chi ha dedicato la vita a raccontare storie difficili da ascoltare? E come si dimentica anche solo un po’ per poter sopravvivere? Come si sospende l’urgenza di capire così da rispettare le scelte inesplicabili di un’amica?

Non ci sentivamo da un po’, ma era prona a lunghi silenzi – capitava ogni volta che scriveva. Siamo sparpagliati e connessi, sei mesi passano senza accorgerci – solo per poi renderci conto che ormai è troppo tardi.

Annie ha vissuto abbracciando il mondo, con un abbraccio tanto affettuoso e aperto che il mondo a volte finiva per soffocarla. Ascoltava – senza condizioni e senza pre-giudizio. Raccoglieva con empatia storie che lasciano inevitabilmente segni profondi. Sentiva il peso delle parole di cui le era stato fatto dono.

C’è un signore, forse un po’ matto, in un quartiere malfamato di Karachi che vive in un cimitero con un muro pieno di graffiti. Voleva che scrivessimo insieme la sua storia. Dovrò presto andare a cercarlo.

E portare con me il suo desiderio di far sì che ci sia sempre uno spazio onesto e generoso per le voci inascoltate.

Annie Ali Khan (1980-2018). In memoriam.

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Imparare a leggere

Studio il Dari ormai da un anno, sono arrivata ad un livello tale per cui posso chiedere di cambiare la dinamo del generatore, verificare che l’idraulico abbia riparato la fogna per bene e conversare con i tassisti – spesso di Dio e di questioni religiose a cui difficilmente riesco a dare risposta.

Sin dall’inizio ho imparato l’alfabeto, ma è solo da una settimana che ho cominciato a fare esercizi di lettura ad alta voce.

Mi sono sentita di nuovo una ragazzina e mi è tornata in mente Suor Fidalma, la suora vecchissima che mi dava ripetizione di lettura. Da piccina, mi ci è voluto tantissimo tempo per imparare a leggere. Il mio primo oculista aveva sbagliato la prescrizione delle lenti e nonostante avessi dei giganteschi occhiali rosa confetto, fondamentalmente non vedevo un granché e le lettere sulla pagina si confondevano.

Strano pensare come il mio primo rapporto attivo con i libri sia stato caratterizzato dalla fatica e dalla frustrazione, ed è bello guardarsi indietro e vedere quante cose siano cambiate.

Imparare a leggere da adulta si sta rivelando un’esperienza fondamentale nella mia formazione personale. E’ un confronto con me stessa e con i miei limiti: c’è poco da bluffare e non ci sono sconti. Sillabare ad alta voce è imbarazzante – ho l’impressione di arrossire ogni volta che leggo una parola – fare errori banali è frustrante, ma arrivare in fondo alla prima riga, stanchissima dopo cinque parole, è un’esperienza assolutamente indimenticabile. Sayed, il mio fantastico maestro, ha trovato la giusta misura: mi prende in giro e mi incoraggia, mi aiuta a ridere delle mie difficoltà e a non prendermi troppo sul serio.

Si dà così tanto per scontato, su noi stessi sulle nostre capacità e su quello che ci sembra ci sia dovuto. Ricominciare da zero, mi sta ricordando l’importanza dell’umiltà, la soddisfazione dei piccoli passi e la gioia genuina dei traguardi semplici.