The things that I don’t know

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Yesterday the cousin of one of our teachers has been killed in a targeted assassination. It felt like one of those stories that you read on the newspaper and you think they will never be part of your life because they belong to a foreign elsewhere. One of those stories that are beyond the ordinary and have nothing to do with the normality of the everyday.

I am here to run a school. Before I started, my idea of what my routine would look like included the revision of teaching methods, the achievement of artistic excellence, grades and disciplinary notes. What turned out to be a part of my ordinary administration is also the management of situations that are extraordinary, alien and emotionally destabilising – which, however, in a country at war are sadly integral to daily life.

Impermanence and transience are difficult to conceive as some of the inevitable ingredients of our life; they are difficult to digest as a force that roots you in the present rather than as a windstorm that erases any sense of direction.

The concept of resilience is often abused and quoted far too frequently and light-hardheartedly. But it is moments like this, when all the things that I don’t know lay bare, that reveal the mysterious strength that we have inside and we’re often not aware of. It is an immense force that helps keeping things together; that helps continuing to look ahead; a silent strength that protects the desire – as Vittorio Arrigoni used to say – to stay human.

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Le cose che non so

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Ieri il cugino di uno dei nostri insegnanti è stato ucciso in un assassinio mirato. Una di quelle storie che si leggono sui giornali, lontane milioni di anni luce, che pensi non faranno mai parte della tua vita perché appartengono ad un altrove sconosciuto. Una di quelle storie fuori dall’ordinario che non hanno niente a che fare con la normalità del quotidiano.

Sono qui che gestisco una scuola. La mia immaginazione di quella che sarebbe stata la mia routine prima che cominciassi a lavorare includeva la revisione dei metodi d’insegnamento, il conseguimento dell’eccellenza artistica, pagelle e note disciplinari. Quello che in realtà ora fa parte della mia ordinaria amministrazione è la gestione di situazioni al di fuori della norma, aliene, emotivamente destabilizzanti, che in un paese in guerra, invece, rappresentano tristemente la quotidianità.

L’impermanenza e la transitorietà sono difficili da elaborare come ingredienti inevitabili del nostro vissuto di ogni giorno; sono difficili da digerire in quanto forza radicante nel presente e non come vento di tempesta che cancella il senso della direzione.

Il concetto di resilienza è abusato e tirato in ballo troppo spesso e con troppa leggerezza. Ma momenti come questo, che mettono a nudo tutte le cose che non so, rivelano anche la misteriosa forza che abbiamo dentro e di cui spesso non siamo a conoscenza. Una forza immensa e silenziosa che ci aiuta a tenere insieme i pezzi, a continuare a guardare avanti; che protegge la volontà, come diceva Vittorio Arrigoni, di restare umani.